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La mostra evento a Ca' Foscari di Venezia:
Nigra sum sed formosa
Sacro e bellezza dell'"Etiopia Cristiana"
di Luca Malachin
Alla grande enclave cristiana dell’Africa è stata dedicata una delle grandi mostre veneziane di primavera, dal 13 marzo al 10 maggio a Ca’ Foscari. La mostra è stata curata da un comitato internazionale guidato da Giuseppe Barbieri, Gianfranco Fiaccadori e Mario Di Salvo, innovativa soprattutto per il taglio educativo e “narrativo”. La prima grande rassegna dedicata dall’Italia all’arte millenaria delle sua ex colonia, soprattutto ad antichi rapporti che legavano i due Paesi prima della colonizzazione.
Nel 1400, Venezia instaura con il corno d’Africa rapporti basati su economia, religione, cultura, arte.
Un legame che non smise mai di esistere, fino all’epopea colonialista e ancora dopo.
In mostra sono state esposte: icone, croci, codici miniati, reperti in gran parte prestati per la prima volta da musei pubblici e da molte raccolte private.
Testimonianze di viaggiatori europei che proprio in Etiopia andarono alla ricerca delle tracce della regina di Saba (la “nera ma bellissima” cantata da Re Salomone nel Cantico dei Cantici) e le voci di un cristianesimo di frontiera (le origini della Chiesa copta d’Etiopia risalgono alle predicazioni di Frumenzio nel 356) fedele allo spirito evangelico delle origini.
La mostra affi anca ai reperti, al meraviglioso Mappamondo di Frà Mauro, gentilmente prestato dalla Biblioteca Marciana, modelli in 3D dei templi, musica,video,foto, un “cicerone virtuale” ovvero l’ologramma del professor Stanislaw Chojnacki, uno dei pionieri dello studio sull’Etiopia, accompagnano la mostra inoltre delle guide multimediali su iPod.
Che ci sarà mai in fondo a questo giorno, si tireranno i conti e magari ci accorgeremo di non essere pronti per che cosa?
Coraggio tra tutto quello che stiamo sentendo, ci vuole proprio un grande coraggio per andare avanti, per vedere positivo, per continuare a vivere bene.
Dietro a due belle palpebre chiuse, si nasconde un nostro sguardo che è lì pronto per sognare ancora una volta; per guardare alla vita che non è una carta velina.
Attenti, non dimenticatevi di essere le persone che sono protagoniste del proprio tempo, del proprio spazio.
E’ tempo di vivere. Vivere convinti che in fondo è proprio una grande fortuna essere nati qui.
Siamo come siamo, forse perché in fondo lo abbiamo voluto. Tutto ciò che stà accadendo, lo abbiamo attentamente pianifi cato, nessuno si senta escluso.
Non è rosso non è nero ma è uomo o donna.
Con tutto quello che ci macina intorno.
Eppure la vita non cambia mai. Siamo vita e produciamo vita. La regia non è solo in mano nostra. Il produttore di tutto questo, per chi crede, è un Dio. Per chi non crede chi è?.
Grandi dibattiti, agnostici o teologici,... Materia o spirito? Carne o sangue? Siamo ciò che siamo. Continuiamo ad essere ciò che siamo e non ciò che ci dicono di essere.
....................................................Luca Malachin
Immagini (ingresso della mostra e regina di Saba) tratte da www.metaforum.it