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L'Andi riparte da se stessa
Il presidente dà la ricetta per il successo:
coltivare la vita di sezione e valorizzare i contributi di tutti
L’Andi ha riconfermato alla carica di presidente Antonio Maccioni, primario del reparto di Medicina Interna e del Servizio di Diabetologia nell’Ospedale di Conegliano Veneto (Tv) ove tuttora lavora dall’aprile del 1993.
Laureato alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Gemelli, a Roma, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, ha lavorato per 20 anni nel Reparto di Medicina dell’Ospedale di Pordenone. Ha collaborato nel 1989 alla fondazione dell’Associazione Regionale Dimagrire Insieme, divenuta poi Associazione Nazionale.
Quest’anno è stato rieletto, per la seconda volta, presidente nazionale e ha risposto a qualche nostra
curiosità.
Come ha accolto la conferma della fiducia alla carica di presidente?
Con grande soddisfazione e stimolo aimpegnarmi più di quanto non abbia finora fatto. Ho coscienza di non aver dato granchè all’Associazione ma la filosofia dei professionisti che costituiscono il Comitato Scientifico, me compreso, è quella di dare spazio ai Soci all’interno dell’Associazione.
Chi si ponesse, da professionista, come “risolutore” dei problemi dei Soci non farebbe bene all’Andi.
Cos’è e com’è stata l’esperienza precedente?
Ricca di esperienze positive. Non sono mancati i contrasti, anche se rari. Ma chi si muove, chi fa, deve mettere in conto anche i contrasti, all’interno di una Associazione come la nostra che conta circa mille e 200 soci. Sono stati rari ma alla fi ne fruttuosi, comunque. Anche con le difficoltà che si incontrano l’Andi cresce non solo numericamente, dico, anche dal punto di vista della maturazione dei Soci e dei professionisti. Io, personalmente, sono maturato nel fare il Presidente dell’Associazione Dimagrire Insieme.
Cosa si aspetta da questo nuovo mandato?
Quantomeno che vengano mantenuti i numeri attuali in termini di soci e di Club, soprattutto in Friuli e nella Venezia Giulia. Come per il passato,è importante crescere ma, prima e soprattutto, ritengo necessario mantenere le posizioni raggiunte. Nel Veneto, proprio per le caratteristiche geografiche, l’Associazione si espanderà ulteriormente ma nel Friuli, che a Nord Est ha il confi ne con l’Austria e la Slovenia, occorrerà almeno mantenere vivi i Club esistenti.
Quali il programma e gli obiettivi del nuovo direttivo?
Lo discuteremo insieme, con i Soci presenti nel nuovo direttivo; non voglio e non posso decidere da solo. Saranno comunque programmi attuabili ed obiettivi chiari, certamente d’impegno notevole per tutti, ma raggiungibili.
In tutti questi anni di collaborazione con l’Andi, che idea ha maturato sul sodalizio?
Abbiamo avuto modo di conoscere tante cose riguardo l’obesità e che cosa in questo ambito facciano professionisti, agenzie varie e, talora, anche persone che mirano solo a un risultato, a un guadagno che abbia le caratteristiche del “tutto e subito”, se possibile, con poco impegno.
L’Andi ha alcune sue proprie caratteristiche: non sfigura se si confronta con i programmi nazionali di auto e mutuo aiuto, fa la sua buona figura se si confronta con i professionisti del dimagrire anche a livello nazionale ma, soprattutto, segue una corrente di pensiero onesta e corretta che mira in un primo momento ad aiutare le persone obese a dimagrire. Specialmente le aiuta una volta che abbiano calato di peso, a mantenere quello raggiunto. Segue una buona linea e ottiene dei buoni risultati.
Quale valore aggiunto ha dato l’Andi alla sua formazione?
Già prima di cimentarmi con l’Andi avevo avuto esperienza con i lavori di gruppo e con l’auto mutuo aiuto. É una metodica che ti fa crescere umanamente e professionalmente e ho usufruito di questa come valore aggiunto che l’Andi dà a chi le si avvicina e la frequenta.
Un ricordo di quest’esperienza...
Un ricordo negativo ma allo stesso tempo positivo: la perdita, per abbandono, di un discreto numero di soci che pretendevano di trasformare l’Andi in un’associazione in cui i professionisti del Comitato Scientifico facessero dimagrire i soci con metodiche tradizionali. Gli Andini che sono rimasti nel sodalizio, e i numerosi altri che nel tempo vi hanno aderito, hanno capito che la forza dell’Andi non è nei professionisti ma nei soci e nel Club che frequentano.
Cosa sente di aver dato in misura prevalente con i suoi contributi ai soci andini?
Meno di quello che io abbia ottenuto. Se posso permettermi, una cosa che insieme ai componenti del Comitato Scientifi co penso di aver dato, è la copertura “professionale e garantita” della metodica di gruppo che l’Associazione pratica.
Da occhio esterno e competente professionalmente, saprebbe indicare i pregi e i difetti notati in questo tempo di “convivenza”?
Preferisco accennare a qualche difetto: uno lo vedo nell’eccesso del voler fare che manifestano alcuni soci. A questo si affianca, di converso, la poca voglia di fare di altri. In un gruppo come il nostro i notevoli risultati ottenuti con il grande impegno di pochi potrebbero essere enormemente amplificati con un piccolo impegno di tutti: il risultato sarebbe enormemente più grande.
Un altro difetto lo vedo nel non dare, regolarmente, nel Club, a ogni singolo componente, magari a turno, un ruolo. Vuoi di verbalista, di conduttore o di cassiere o di capogruppo. Se ogni socio, magari per un periodo breve, a turno, si occupasse di un compito, migliorerebbe i suoi risultati, in tutti i sensi, a comiciare dal peso.
Un obiettivo che, come un sogno, intende raggiungere con gli Andini...
Ampliare gradualmente l’Associazione, per continuità geografica coinvolgendo sempre nuove zone fino a farla espandere su tutto il territorio nazionale ma cercando sempre e costantemente di stare molto vicini ai Club di vecchia istituzione che, comunque, hanno sempre bisogno di un supporto continuo.