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Impronte di gruppo



Impronte di gruppo

IL MIO RITORNO

Seduta sul sedile della mia macchina guido verso casa. Sono appena stata al gruppo, era molto tempo che non partecipavo più. Sto guidando, ma le mie mani ed i miei piedi si muovono autonomamente.

Rimango stupefatta nel vedere la strada dinnanzi a me, vuota. Il buio avvolge tutto ed il mio percorso è rischiarato solo da qualche luce fioca del centro abitato.

Mi allontano ancora, ho una meta da raggiungere. Ingrano le marce … terza … quarta … quinta … e tutto ciò che sento è il ruggire del motore, attorno tutto tace. Non ci sono code, ne clacson che suonano impazienti.

Ripenso a quando ero bambina e sognavo di diventare la prima donna pilota di Formula uno. Dal finestrino semiaperto l’aria fresca della sera entra nell’abitacolo con vigore, mi accarezza il volto e fugge veloce.
Guardo fuori, il paesaggio mi scorre veloce sotto gli occhi inermi.
Forse è proprio questo che cerco, quello che sogno. Osservare tutto ma con discrezione, tenere una distanza dal mondo esterno, non farmi fermare da nessuno. Voglio essere svincolata da ciò che può causare dolore. A un certo punto vedo una luce rossa in lontananza, e mentre mi avvicino sempre più rallento. Imperativo il semaforo mi impone quasi con ilarità di fermarmi.
La mia sosta lì dura qualche secondo ma sembra volermi die che non serve viaggiare alla velocità della luce, ad ogni incrocio ci sarà sempre un semaforo pronto a fermarci e a darci il tempo di decidere che strada vogliamo imboccare.

Sono una persona e so che tutto il mio grasso non basta a nascondere il mio cuore ed il mio cervello. La ragione e le emozioni mi fanno capire che nella vita si gioisce ma si soffre altrettanto. Nella mia vita di sofferenza c’e n’é stata e tutta d’un fiato. Così come non me lo sarei mai aspettato. Avrei voluto sprofondare ma ora sono qui e devo decidere di rimettermi in discussione, devo superare quel semaforo che sembra non diventare mai verde.

Il mio gruppo mi può aiutare. Ne sono sicura. Ora sono arrivata a casa, spengo la macchina, e sorrido. Il mio gruppo è forte, mi dà la carica, mi riempie di idee. Mi fa sentire importante.

Ogni volta che esco da quella porta mi sento carica e, anche se l’effetto svanisce nel giro di una notte, sono contenta lo stesso. Per il momento godo di questa fugace sensazione ed attendo il giorno in cui appenderò le chiavi e inizierò a camminare nel mondo.

...................................................................Elisa Fornito




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